n. 4   ottobre - dicembre 2006
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2007: Anno di tre importanti celebrazioni centenarie per l’Ordine

L’anno 2007 prevede molte opportunità celebrative per l’Ordine, per varie Province e monasteri, e anche per singoli membri carmelitani. Sarà l’anno dell’ottavo centenario della Formula di Vita data da s. Alberto di Gerusalemme agli eremiti del Monte Carmelo, del settimo centenario della morte di s. Alberto degli Abbati di Trapani, uno dei primi santi carmelitani venerati nell’Ordine, e del quarto centenario della morte di s. Maria Maddalena de’ Pazzi, l’estatica fiorentina.

Il 2007 sarà una conferma delle parole di Giovanni Paolo II: "voi non avete solo una storia gloriosa da ricordare e raccontare, ma una grande storia da costruire".


Gli 800 anni della Formula di Vita di s. Alberto di Gerusalemme

La consegna della Formula di Vita di s. Alberto di Gerusalemme agli eremiti del Monte Carmelo costituisce gli inizi dell’Ordine Carmelitano. Sebbene la data esatta resti piuttosto incerta, il Capitolo Generale del 2001 ha decretato per il 2007 la celebrazione anniversaria.

L’Ordine ha già celebrato, nel 1997, il 750° anniversario dell’approvazione della Regola del Carmelo da parte di papa Innocenzo IV. La Regola era la Formula di Vita di Alberto rivista e adattata dal papa. In quell’occasione sono state realizzate varie iniziative in tutto l’Ordine e ci si è impegnati ad approfondire il testo del documento.

Nel luglio del 2005 si è svolto un symposium accademico sulla Regola carmelitana a Lisieux, Francia. Venticinque esperti di varie discipline si sono riuniti con l’intento di studiare il contesto storico e l’esperienza del primo gruppo di carmelitani sul Monte Carmelo, sviluppando una analisi critica del testo della Vitae formula, esaminando le letture della Regola da parte delle successive generazioni carmelitane, e analizzando alcuni approcci contemporanei al testo per aprire un dibattito sui metodi e sugli orientamenti recenti.

Dal 25 al 29 ottobre si è svolta una celebrazione dell’VIII centenario della Regola di s. Alberto per la Famiglia Carmelitana dell’America Latina e dei Caraibi a Lima, in Perù (vedi articolo pagina 5).

Ci sarà una celebrazione sulla Regola nella chiesa di Santa Maria in Traspontina in Roma il 12 maggio 2007 con il Cardinale Rodé.

Un’altra importante celebrazione della Regola di S. Alberto avrà luogo durante il Capitolo Generale del 2007. Ai delegati presenti al Capitolo si aggiungeranno rappresentanti delle monache di clausura e del laicato carmelitano di varie parti del mondo; a concludere l’ottavo centenario della Regola vi sarà anche una rappresentanza del Carmelo riformato.


VII Centenario della morte di s. Alberto degli Abbati di Trapani

Il secondo anniversario da celebrare nel 2007 è il VII centenario della morte di Alberto di Sicilia. Nato a Trapani, nella zona orientale della Sicilia, Alberto è conosciuto per il suo zelo nella predicazione mendicante e per i suoi miracoli. Nel 1280 e nel 1289 si trovò a Trapani, in seguito a Messina. Nel 1296 è stato Priore Provinciale della Sicilia. Amava profondamente la preghiera e coltivava una speciale devozione per Gesù Bambino. Morì a Messina, probabilmente nel 1307.

È stato il primo santo venerato nell’Ordine, del quale fu considerato patrono e protettore o, come si diceva una volta, "Padre" dell’Ordine. Titolo, questo, che condivise con un altro santo carmelitano siciliano del suo tempo, s. Angelo.

Nel XVI secolo, si decretò che ogni chiesa carmelitana avesse un altare dedicato a s. Alberto. Molti carmelitani, fra cui Teresa di Gesù e Maria Maddalena de’ Pazzi, nutrivano devozione per lui.

Il suo culto si è esteso in tutto l’Ordine, il che potrebbe spiegare l’abbondante iconografia che abbiamo ancora oggi. Alberto è generalmente raffigurato con un giglio, simbolo della sua vittoria sulle passioni all’inizio della vita religiosa, mentre affronta i demoni o opera miracoli. Spesso lo si trova con Gesù Bambino in braccio.

All’inizio di maggio 2006 si è tenuto a Trapani un symposium sulla vita e il contesto storico di s. Alberto (vedi articolo).


Il IV Centenario della morte di s. Maria Maddalena de’ Pazzi

Questa celebrazione centenaria ha avuto inizio con l’anniversario della morte della santa, nel maggio 2006, ma continua ancora per tutto l’anno fino allo stesso giorno, il 25 maggio, del 2007, data effettiva della sua morte avvenuta 400 anni fa.

La santa nacque il 2 aprile 1566 in una nobile famiglia fiorentina. Fin da bambina mostrava una profonda percezione di Dio, un amore ardente per l’Eucaristia e una forte attitudine alla mortificazione. Con il parere del suo confessore, le fu permesso di fare la prima comunione, nonostante i diversi usi del tempo. A 18 anni fu accolta in clausura nella Comunità di Santa Maria degli Angeli a Firenze. Vi svolse vari uffici pur in grande sofferenza fisica e nella prova dello spirito. Morì il 25 maggio 1607.

Un’intensa vita spirituale, unita a una singolare osservanza dei consigli evangelici e incarnata in un’esistenza nascosta fra preghiera e sacrificio. Era presa dall’"ansiato desiderio" di rinnovamento della Chiesa, dall’urgenza della riforma e dall’offerta perché i "Cristi" (i sacerdoti) risplendessero come nuova luce del mondo e i lontani facessero ritorno alla Chiesa.

La profonda devozione mariana di Maria Maddalena emerge dalla sua convinzione che tutta la bellezza di Maria è nella sua purità; ciò ha contribuito notevolmente alla relazione carmelitana con la "Vergine purissima".

La sua esperienza mistica è raccolta nei cosiddetti "manoscritti originali", appunti presi dalle altre sorelle e che riportano quanto la santa ha detto o fatto durante le sue estasi.

La devozione a questa santa fiorentina fiorì presto dopo la sua morte. Già nella seconda decade del 17° secolo la si conosce in tutta Italia e da molte parti arrivano attestazioni di grazie ricevute o miracoli ottenuti per la sua intercessione. Dopo la sua beatificazione nel 1626, e canonizzazione il 22 aprile 1669, la devozione superò il confine italiano e si diffuse in Francia, Spagna e Portogallo.

Nella tradizione dell’Ordine, risalente al XVI secolo, s. Maria Maddalena de’ Pazzi è considerata la "Protettrice del Terz’Ordine Carmelitano".

Circa le celebrazioni riguardanti l’anniversario della morte di S. Maria Maddalena de’ Pazzi, vedere i precedenti numeri di CITOC.


La Famiglia Carmelitana in America Latina studia la Regola di S. Alberto

I membri della Famiglia OCARM/OCD si sono riuniti a Villa Carmelitas, centro carmelitano di ritiri spirituali nei pressi di Lima, Perù, dal 24 al 28 ottobre, per studiare e celebrare l’VIII centenario della Regola di S. Alberto. Circa 130 partecipanti hanno rappresentato le Province di Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Cuba, la Provincia Centro-americana OCD, Repubblica Dominicana, Colombia, Equador, Messico, Paraguay, Perù, Uruguay, Stati Uniti e Venezuela.

I cinque giorni dell’iniziativa hanno presentato vivacità liturgica, un concerto live di canzoni scritte ed eseguite da un giovane carmelitano messicano, una serie di conferenze sulla Regola, una produzione teatrale alla scuola Los Carmelitas di Lima, e persino… un piccolo terremoto.

Fra i relatori, padre Joseph Chalmers, Priore Generale dei Carmelitani, p. Luis Aróstegui, Preposito Generale dei Carmelitani Scalzi, p. Camillo Maccise, ex Preposito Generale OCD, p. Carlos Mesters, Consigliere Generale OCarm, sr Edith di Gesù Pinto Tipismana, OCD, sr Tránsito Valdez Crespín, CMST.

La conferenza è stata organizzata dalla Commissione Mista OCARM-OCD per l’America Latina e i Carabi, la cui sede centrale è a Lima. Secondo Nicolas García, OCD, membro del Definitorio Generale OCD e della Commissione Mista, l’incontro è stato validissimo. "Sento che ne è valsa veramente la pena. Abbiamo acuito la consapevolezza di essere una famiglia e quindi di dover riscoprire le nostre comuni radici".

Questa idea di Famiglia Carmelitana ha trovato eco in molti partecipanti. Deneval Januario, OCD, Maestro dei novizi nella regione sud orientale del Brasile, ha detto: "Nell’insieme ho avuto l’impressione di una regola e una famiglia. Incontri come questo aiutano ad abbattere tanti pregiudizi che nel passato si sono trascinati fino a noi. Si viene qui e si scopre che è più quello che ci unisce che quello che ci divide. Ho veramente fatto esperienza qui di essere un’unica famiglia e questo è stato un gran beneficio"

Carlos Mesters, O.Carm., Consigliere Generale e membro dell’equipe che ha preparato l’incontro, è convinto che il lungo lavoro è stato ripagato oltre ogni attesa e non solo a vantaggio di chi ha partecipato. "Abbiamo chiesto a tutte le comunità dell’America Latina di meditare sulla Regola di S. Alberto in preparazione alla conferenza. Le loro riflessioni si sono concentrate su sette punti: la sequela di Gesù, la preghiera, il silenzio, la lectio, il lavoro, Maria ed Elia, la fraternità".

Non tutti i partecipanti erano carmelitani. Fr. Fr. José Ramon Benito Alzaga è un sacerdote diocesano di Città del Messico che vive e lavora con i membri dell’Istituto De María Imaculata (RMI). Ha frequentato il corso offerto dai Carmelitani Scalzi su Giovanni della Croce e Teresa d’Avila nel 2003-2004. "Sono sempre stato vicino ai carmelitani del Messico. Da tempo coltivo un vivo interesse verso gli ordini religiosi e i carmelitani in particolare. Mi sento attratto dalla vita contemplativa".

Rita de Cassia Ramalno, laica carmelitana di João Pessoa, Pernambuco in Brasile, è avvocato e specializzata nella normativa familiare e lavorativa; ha partecipato a numerosi incontri del laicato carmelitano. Questo è stato particolarmente importante per lei. "Questi giorni ci hanno offerto l’opportunità di riflettere sulla nostra esperienza di carmelitani alla luce della Regola di S. Alberto. Qui abbiamo potuto rileggere la Regola secondo le esperienze che abbiamo condiviso nelle varie conversazioni".

Dando voce a quanto è stato forse il pensiero di tutti i partecipanti al seminario, sr Berta Garbay, carmelitana scalza di Ibarra, Ecuador, ha così sintetizzato le sue impressioni su quello che è stato per lei il primo incontro del genere: "È davvero una gioia immensa vedere il Carmelo come grande famiglia ricca di carisma e di santi, di metodi di preghiera che aiutano ciascuno di noi e per il bene del mondo intero".

Il sito web per la Commissione Mista OCARM-OCD per l’America Latina e i Carabi è: www.comisionmixta.org


Il Carmine Maggiore celebra i 100 anni dell’organo della basilica

Il 1° ottobre 1905 il carmelitano Elia Alleva ha firmato un contratto con Francesco Mascia e figlio per la costruzione di un organo a canne per il Carmine Maggiore, la principale basilica carmelitana di Napoli, Italia. La realizzazione della consolle è stata affidata al M.° Eduardo Bottigliero.

Il Priore Generale aveva inviato fr. Elia Alleva a Napoli nel marzo 1895 per il ristabilimento dell’Ordine dopo la soppressione religiosa del 1866. Al tempo del conflitto per l’unificazione italiana, i membri dell’Ordine erano stati espulsi dal convento e le autorità civili avevano adibito l’edificio a carcere e a uffici pubblici, lasciando solo quattro celle per i religiosi.

Fra’ Elia è ricordato per lo zelo con cui ha provveduto al rinnovamento del santuario, al graduale ristabilimento dei carmelitani nella loro vecchia casa e all’acquisto di questo ottimo strumento musicale per la basilica. Verso la fine del 1896, i carmelitani sono potuti rientrare nel loro convento. Avrebbero però dovuto attendere 10 anni per il completamento dell’organo.

Per preparare la basilica ad accogliere il nuovo strumento, è stato risistemato il piano del coro adiacente la facciata interna della basilica. Si è eliminato un corridoio. Il pavimento è stato rinforzato per poter sostenere il peso dell’organo. Il costo dei lavori è ammontato a 5.131,70 lire italiane.

Il soffitto della tribuna e la sistemazione dell’organo sono costati 1.816,00 lire. Per il motore elettrico, una tecnologia relativamente nuova per i tempi, e la sua installazione si è speso 2.137,25 lire.

Il signor Mascia con suo figlio hanno ricevuto in tutto 40.000 lire italiane per la costruzione della parte meccanica dello strumento.

Ne è risultato un magnifico strumento musicale con gran vantaggio per l’aspetto e le celebrazioni religiose della basilica carmelitana. Eppure solo l’1% circa delle canne organarie sono visibili dalla chiesa. Lo strumento contiene altre 4.011 canne nascoste. Esse variano in lunghezza dai 5 centimetri fino a un massimo di 5,50 metri, le più grandi sono anche quelle che si vedono meglio dal basso della chiesa. Altre mille canne sono negli organi piccoli della navata.

Sebbene dipenda dall’elettricità per l’elettroventola e la trasmissione dei segnali dalla tastiera al somiere, non si tratta di un organo elettrico. Il suono proviene interamente dalle canne e non da parti elettroniche.

L’organo era pronto per le celebrazioni del 10-12 luglio; è stato fatto un collaudo pubblico dello strumento da tre grandi maestri del tempo, Marco Enrico Bossi, Ulisse Matthey ed Eduardo Bottigliero.

In seguito all’inaugurazione dell’organo, i tre esperti hanno redatto la seguente valutazione dello strumento:

A noi pare che la Ditta Mascia evitando il pregiudizio di voler tutto fare da sé, quasi che l’arte organaria fosse il prodotto di una sola nazione se non di un’unica mente, abbia dato prova di oculatezza e di raro buon senso, e di ciò le va data lode.

La mistura dei metalli (i quali vengono fusi sotto la vigilanza diretta dei RR. Padri Carmelitani) è fra le migliori per qualità di stagno usato.

… Ecco dunque un’opera che onora il costruttore, onora i RR. Committenti che seppero ottenerlo, decora sontuosamente il magnifico Tempio ove è stato collocato e torna di grande soddisfazione dei fedeli che con non lievi sacrifici contribuirono generosamente a sostenere l’ingente spesa d’acquisto.

Onore a tutti!


Uno dei piccoli organi nella navata della basilica (foto cortesemente concessa dalle Produzioni Leiva).

Elia Alleva, O. Carm.

La consolle dell’organo da cui dipendono oltre 4000 canne. (Foto CITOC)


Celebrato in Sicilia il VII centenario della morte di Alberto degli Abbati

Dall’8 al 10 maggio 2006 si è celebrato in Sicilia il VII centenario della morte del santo carmelitano Alberto di Sicilia. La celebrazione, intitolata "Un santo vivente nel cuore della nostra gente", si è svolta nel seminario diocesano di Trapani, poiché l’evento è stato sponsorizzato unitamente dalla diocesi e dai Padri Carmelitani. Circa 220 i partecipanti.

Un organizzatore del corso, p. Giovanni Grosso, storico dell’Ordine Carmelitano, ha dichiarato: "Abbiamo avuto una vera benedizione nelle ottime conferenze offerte e nella grande partecipazione degli amici del santuario carmelitano, delle città di Trapani (di cui Alberto è patrono) e di Erice e di altri luoghi ancora".

Il primo giorno, il prof. Filippo Burgarella, dell’Università degli Studi di Calabria, ha presentato il suo contributo: "Un profilo storico-biografico di s. Alberto degli Abbati nella Sicilia del tempo". È seguita una disamina della Famiglia degli Abbati nella Trapani del 1300. La dott.ssa Daniela Scandariato ha poi illustrato lo sviluppo e la ricchezza dell’iconografia di s. Alberto dal XIV al XVIII secolo.

Il giorno seguente, il carmelitano Enrico Pinci ha presentato: "S. Alberto nella tradizione e nel folklore popolare". Il dr. Maurizio Vitella, storico d’arte, ha parlato della "Presenza e luoghi di culto di s. Alberto nelle sue città di Trapani, Erice e Messina".

Il ciclo di conferenze si è concluso mercoledì con una ricerca sulla spiritualità di s. Alberto. P. Giovanni Grosso ha presentato le "Radici della santità di s. Alberto, carmelitano". Infine, una relazione da parte dell’Archivista Generale e storico carmelitano p. Emanuele Boaga su "La moderna ecclesiologia di s. Alberto per una nuova evangelizzazione". Il contributo è stato letto poiché p. Boaga non ha potuto partecipare personalmente.


 


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