n. 3   luglio - septiembre 2007
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Acqua, cibo e denaro: risorse che possono cambiare il mondo

Acqua corrente pulita: un problema di igiene per tutti

Nell’Asia del sud, due persone su tre non dispongono di servizi igienici; una statistica che mette la regione al pari con l’Africa sub-sahariana, afferma il rapporto annuale del Programma di Sviluppo dell’ONU. Il rapporto ritiene la disponibilità di servizi sanitari una questione cruciale per lo sviluppo sociale ed economico.

La situazione è citata come una causa comune di malattia nella regione – circa 1,8 milioni di bambini muoiono ogni anno di diarrea in tutto il mondo. Il 31% delle malattie tra gli abitanti delle Filippine sono connesse alle condizioni idriche (quali la diarrea e la colite E.). Si calcola che circa 23 milioni di filippini non dispongano di acqua corrente né di servizi igienici.

Il Programma di Sviluppo dell’ONU ha rilevato che dei 2,6 miliardi di persone nel mondo che non hanno accesso a misure igieniche, 1,9 miliardi vive in Asia, dove si trovano 720 milioni dell’1,1 miliardi di gente priva di acqua corrente.

In alcune grandi città come Jakarta e Manila, i livelli di depurazione idrica sono inferiori, dall’8 al 10%, di quelli di Dakar e Abidjan. "A Manila, si trovano frequentemente delle latrine, ma le infrastrutture di smaltimento sono sottosviluppate".

La precarietà igienica e l’accesso limitato all’acqua corrente sono seri problemi che minano il progresso umano in molti paesi asiatici in via di sviluppo, si dice nel rapporto, e persino nelle regioni orientali dell’Asia quasi la metà della popolazione manca di strutture adeguate.

Oltre ai benefici che ne deriverebbero per la salute, la disponibilità di acqua corrente e misure igieniche potrebbe "sviluppare l’economia, ridurre la povertà, migliorare la situazione delle donne e incrementare l’efficacia educativa", ha affermato Bjorkman.

Dalla Cambogia all’Indonesia al Vietnam, ha dichiarato il Programma di Sviluppo ONU, si è constatato che le donne attribuiscono maggior valore degli uomini alle misure igieniche, dando così a capire quali grandi disagi soffrono per l’insicurezza, la perdita di dignità e i rischi sanitari connessi a tale carenza".

Bjorkman ha contestato l’inefficacia di politiche governative e la mancanza di consapevolezza per la crisi sanitaria.

Ha portato l’esempio del Pakistan che "spende 50 volte di più nel settore militare che in quello idrico sanitario".

La riserva idrica in quattro delle città pilota del LINAW (iniziativa locale per il trattamento delle acque) potrebbe risultare contaminata nel giro di cinque-dieci anni se non la si gestisce immediatamente secondo gli amministratori filippini. La mancanza di taniche antisettiche adeguate e l’irresponsabilità di alcuni ha provocato la pericolosa contaminazione delle riserve potabili e delle correnti sotterranee".

I funzionari indonesiani hanno affermato che il governo sta perdendo 4,7 milioni di dollari ogni anno a motivo dei problemi idrici e sanitari.

In Cambogia sette milioni di persone vivono in campagna senza una adeguata riserva d’acqua. Un medico ha affermato: "Circa 11 milioni di cambogiani ignorano i rischi sanitari connessi alla mancanza di misure igieniche".

La Tailandia, ha detto, rappresenta un modello positivo di facilitazioni idriche. Dal 1990 il tasso di disponibilità igienica è aumentato dall’80 al 100%.

Per ulteriori informazioni:

     World Water Forum: www.worldwaterforum.org
     Programma di Sviluppo ONU: www.undp.org/


È facile trasportare 75 litri d’acqua con il "Q Drum", un contenitore a forma di ruota. Nelle zone rurali dell’Africa, è spesso necessario percorrere grandi distanze per trovare un po’ di acqua potabile. Foto pubblicata con l’autorizzazione dell’autore

La cannuccia della vita: sistema di depurazione per l’uso personale dell’acqua, dall’aspetto di una cannuccia, per prevenire malattie come il tifo, il colera e la dissenteria. Lungo 25 cm e largo 29mm, questo filtro di plastica costa.


Il diritto al nutrimento

Carlos Mesters, O. Carm., ha puntualizzato che l’immagine che noi abbiamo di Dio giustifica il tipo di opzione che facciamo per la giustizia e la pace. Nel 1948 le Nazioni Unite hanno dichiarato: "Ognuno ha diritto a un livello di vita adeguato circa la salute e il benessere proprio e della propria famiglia, compreso il nutrimento…", Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 1948, art. 25. Oggi, a ventinove anni di distanza, sono circa 850 milioni le persone che, in tutto il mondo, soffrono fame e denutrizione; e metà di questi sono bambini.

La fame è sia una violazione della dignità umana, sia un ostacolo al progresso sociale, politico ed economico. La legge internazionale riconosce ad ogni uomo il diritto di affrancarsi dalla fame e ventidue paesi hanno incluso i diritti alimentari nelle proprie costituzioni. I governi nazionali devono adoperarsi in ogni modo possibile per assicurare al popolo una vita sana e attiva tramite l’accesso fisico ed economico a un nutrimento sicuro e sostanzioso.

Nel 1967 Paolo VI ha dichiarato: "Il nuovo nome della pace è ‘sviluppo’". Storicamente, le attività promotrici di sviluppo hanno spesso mirato all’aumento del prodotto interno lordo o alla risoluzione dei conflitti civili. Sta ora emergendo un nuovo approccio che enfatizza l’importanza dei diritti fondamentali dell’uomo quale base previa di ogni sviluppo.

Un simile approccio in ambito alimentare implica che il diritto fondamentale della persona a essere sollevata dalla denutrizione. I beneficiari dello sviluppo sono così considerati non come destinatari passivi, bensì quali azionisti attivi. In base a tale criterio il progresso economico non può reggersi da solo se non è accompagnato da una crescita spirituale.

Prestare attenzione ai diritti umani non è semplicemente un nobile ideale, bensì un’effettiva promozione dello sviluppo. Vari studi dimostrano la connessione esistente fra libertà civile e politica e crescita economica. La tutela dei diritti umani può prevenire le carestie, ostacoli molto dannosi alla giusta distribuzione alimentare.

"L’agricoltura resta la strategia centrale per la sopravvivenza di comunità rurali nei paesi in via di sviluppo", afferma Anne Bauer, direttore della Divisione Riabilitazione e Interventi di Emergenza della FAO.

La nuova attuazione del Fondo Agricolo USA (Farm Bill) è un buon esempio dell’interdipendenza presente nel nostro mondo. Nel 2007 il Congresso degli Stati Uniti renderà nuovamente effettivo il Fondo Agricolo, creato negli anni ’30 del secolo scorso per sostenere i contadini colpiti dalla Grande Depressione. A quei tempi il 25% della popolazione era coinvolto in attività agricole, oggi, invece, si è scesi all’1%, con un notevole cambiamento di prospettiva.

I programmi agricoli USA favoriscono gli interessi di alcune migliaia di cooperative agricole, a detrimento di unità gestite in famiglia. I sussidi ammontano al 49% dei fondi allocati dal Farm Bill. L’impatto dei sussidi sulle piccole aziende dei paesi in via di sviluppo è devastante. La disponibilità delle sovvenzioni incoraggia gli agricoltori americani a produrre in eccesso. La vendita delle eccedenze sui mercati mondiali a prezzi artificiosamente bassi destabilizza il commercio e rende estremamente difficile agli agricoltori del terzo mondo spacciare i propri prodotti. Nonostante i loro costi di produzione siano molto inferiori, i coltivatori di cotone del Senegal, del Burkina Faso, del Chad e di Mali, non possono competere contro il cotone USA altamente sovvenzionato. Per queste nazioni africane, in cui 15 milioni di persone – che guadagnano circa 1 o 2 dollari al giorno – dipendono direttamente dalla produzione di cotone, i programmi agricoli USA demoliscono ogni speranza di riuscire un giorno a combattere la fame e la povertà.

Possiamo chiederci perché vi siano così tanti poveri o perché i nostri sistemi siano tali da determinare tanta povertà. Nei paesi in via di sviluppo la riduzione della povertà dipende in gran parte dal miglioramento della produttività agricola. Tre quarti della gente più povera che abita in quelle zone trae il proprio sostentamento dall’agricoltura.

La nostra ONG carmelitana sta facendo pressione al Congresso USA perché il Fondo Agricolo preveda un adeguato programma alimentare interno senza danneggiare le aziende familiari o senza che ne faccia le spese l’economia dei paesi in via di sviluppo, sempre esclusa dai sovvenzionamenti.

Jane Remson, O.Carm.
Rappresentante ONG carmelitana

Maggiori informazioni sul Fondo Agricolo USA e il suo impatto internazionale secondo i vescovi cattolici americani (solo in inglese): carmelitani.info/ong

Prospettiva del Fondo secondo i Servizi Cattolici di Assistenza (solo in inglese): carmelitani.info/ong

Da: Pane per il Mondo, come il Fondo agricolo può ridurre la denutrizione (solo in inglese): carmelitani.info/ong


Suor Jane Remson, O. Carm.


Le Nazioni Unite chiedono la fine della fame nel mondo

Secondo il Programma Alimentare Mondiale dell’ONU (WFP), sono 850 milioni le persone che in tutto il mondo soffrono di denutrizione. La metà di questi sono bambini.

In Asia 240 milioni di bambini patiscono per insufficienza di cibo. Cento milioni di bambini in Africa accompagnano i trenta milioni di bambini latinoamericani che ogni sera vanno a letto affamati.

Il Programma Alimentare Mondiale, la maggiore organizzazione umanitaria internazionale, è diretta da James Morris dell’ONU. Egli ha recentemente fatto appello agli studenti e ai giovani, a gruppi confessionali, lobby economiche e autorità governative perché uniscano le proprie forze per alleviare ed eliminare la fame, specialmente fra i bambini.

"La bambina del Malawi che riceve una nutrizione adeguata e va a scuola, ha una possibilità dimezzata di contrarre l’AIDS e di generare un figlio sottopeso", ha affermato in un’intervista. "Tutto nella sua vita cambia in meglio ed è questo l’investimento più importante, significativo, umanitario, politico ed economico che il mondo possa fare per il futuro".

Morris, uomo d’affari americano ed ex presidente della più grande organizzazione umanitaria statunitense – la Lilly Endowment di Indianapolis – ha assunto in aprile l’incarico di direttore esecutivo presso il WFP con sede a Roma.

Ha affermato che, mentre la percentuale delle persone denutrite è diminuita da un quinto a un sesto della popolazione mondiale, il numero effettivo di quanti soffrono la fame è in aumento di circa 5 milioni di persone ogni anno a motivo dell’incremento demografico.

"Ogni giorno muoiono diciottomila bambini per fame o malnutrizione", dice Morris. "Questo è vergognoso – è un crimine terribile per questo mondo del 2007, una questione che deve essere assolutamente risolta".

Morris dichiara che la maggioranza di bambini denutriti si trova in India – più di 100 milioni – seguiti subito dai 40 milioni circa della Cina.

"Sono ottimista perché sia l’India che la Cina sono molto impegnate al riguardo e stanno facendo dei progressi. (Ma) bisogna fare di più. Deve essere una priorità assoluta".

Nelle altre parti del mondo, ci sono probabilmente 100 milioni di bambini affamati nel resto dell’Asia, altri 100 milioni in Africa, dove le risorse sono minori, e ancora 30 milioni in America Latina.

Per Morris, le due questioni più preoccupanti sono l’incremento della popolazione povera e il "rilevante e crescente numero di disastri naturali che si abbattono nel mondo".

Secondo la Banca Mondiale, i disastri naturali si sono quadruplicati negli ultimi 30 anni, dice Morris. Ciò significa che, nel corso di un decennio, miliardi di persone necessitano di aiuto immediato a motivo dello tsunami, del terremoto in Pakistan o della siccità nel sud dell’Africa.

La risposta a tali disastri e conflitti – dice Morris – come si attende nella regione del Darfur sudanese o in Libano, implica il convoglio del soccorso verso la salvezza di vite umane prima ancora che l’attuazione di programmi di sviluppo agricolo o educativo.


Il contenitore refrigerante pot-in-pot, dal costo inferiore ai 2.00 dollari USA, consente alle famiglie senza frigorifero di conservare fino a 12 kg di alimenti. Il contenuto della pentola interna è protetto da un riempimento di acqua e sabbia collocato fra i due contenitori per proteggere il cibo dal calore. Così, per esempio, i pomodori in Nigeria, che normalmente devono essere consumati entro due giorni, possono conservarsi fino a 21 giorni.


L’ONU rivela lo schiacciante divario economico

Il 2% della gente più ricca del mondo possiede oltre la metà del patrimonio economico mondiale. Può sembrare un dato familiare, ma non lo è. Per la prima volta, la ricchezza personale – non il reddito – è stato oggetto di indagine in campo mondiale. E i risultati sorprendono.

Gli autori di questo studio definiscono ‘ricchezza personale’ il valore dei beni fisici e finanziari di una persona, al netto dei debiti.

La ricerca indica che, in metà della classifica, un patrimonio di appena 2,200 dollari a persona colloca una famiglia fra i primi posti. Per essere tra il 10% dei più ricchi del mondo è necessario possedere beni per 61.000 dollari. Se possiedi più di 500.000 dollari appartieni all’1% dei fortunatissimi, rileva lo studio ONU. E sono 37 milioni quanti rientrano in tale categoria.

Come vive il mondo con meno di 2 dollari al giorno

Cosa significa ‘povero’ se al mondo ci vogliono appena 2000 dollari per essere qualificati come ricchi? Metà della popolazione mondiale, quasi 3 miliardi di persone, vivono con meno di 2 dollari al giorno. I tre uomini più ricchi del mondo – il presidente della Microsoft Bill Gates, l’azionista Warren Buffett e il magnate telecom messicano Carlos Slim Helú – possiedono più denaro di quanto ne abbiano i 48 paesi più poveri messi insieme.

Anche le nazioni relativamente sviluppate hanno una soglia bassa di capitale pro capite. Per esempio, un uomo in India possiede beni per 1.100 dollari. In Indonesia, il capitale ammonta a 1.400 dollari a persona. I tassi della povertà globale sono in diminuzione ma la sperequazione economica di molti paesi è una "tendenza preoccupante", dice Paul Miller, consigliere per l’Africa presso i Servizi Cattolici di Assistenza USA.

Un rapporto della Banca Mondiale dimostra che "la proporzione di coloro che vivono con meno di un dollaro è scesa al 18,4 % nel 2004, lasciando a circa 985 milioni il numero di quanti restano in situazioni di povertà estrema". Nel 1990, quest’ultima categoria contava 1,25 miliardi di persone, si dichiara.

Nell’Africa sub-sahariana sono quasi 300 milioni le persone che vivono in gravissima povertà – lo stesso numero registrato nel 1999. I poveri dell’Africa sub-sahariana "erano continuamente aumentati nei vent’anni precendenti", è scritto.

Per Miller, il rapporto della Banca Mondiale "presenta scene positive circa l’incremento dei redditi e le condizioni dei poveri nel mondo. Però, rileva, è puntualizzato che l’aumento del reddito non implica obbligatoriamente una riduzione della povertà, pur essendone una condizione necessaria".

Redditi alti, valore negativo dell’utile netto

Sorprendentemente, il debito familiare è relativamente irrilevante nei paesi poveri perché, spiega la ricerca, "sebbene molti indigenti di paesi poveri siano in debito, i loro debiti sono relativamente piccoli nell’insieme. Ciò è dovuto specialmente all’assenza di istituti finanziari che consentano alle famiglie di chiedere ipoteche e incorrere in debiti, come avviene sempre più spesso nei paesi ricchi".

Intanto, "molta gente di paesi ad alto reddito hanno un utile netto negativo e—piuttosto paradossalmente – sono fra i più poveri del mondo in termini di patrimonio familiare".

Nell’insieme, la ricchezza si concentra soprattutto in Nord America, Europa e in alcuni paesi ad alto reddito dell’Asia e del Pacifico. Queste popolazioni possiedono in tutto quasi il 90% della ricchezza mondiale.

Si valuta che il patrimonio mondiale ammonti a 125 trilioni di dollari. Sebbene abbia solo il 6% della popolazione adulta mondiale, il Nord America rappresenta il 34% della ricchezza familiare.

Potrebbero esserci dei cambiamenti all’orizzonte. L’incremento demografico più rapido presso un popolo ricco si registra in Cina. Gli esperti dicono che quando la popolazione transita dal risparmio all’uso del denaro la composizione del mondo economico cambierà clamorosamente e ciò potrebbe frenare la crescente plutocrazia della terra.


La Solidarietà Unisce Tutti

Venerdì 22 giugno 2007 la beneficenza si è fatta cena sulla scena di una delle tante bellissime piazze che si trovano al centro di Roma, piazza Sant’Eustacchio, esattamente nella stupenda palazzina d’epoca dove si trova il Ristorante "L’Eau Vive" gestito dal Terzo Ordine Carmelitano Internazionale.Impossibile mancare. Infatti, ai pur modesti cartoncini inviati, hanno risposto sì tutti o quasi.

Ancora una volta, questa cena, ha raccolto intorno alla tavola tutti, perché "La solidarietà unisce tutti". C’erano soci, padrini/madrine di bambini adottati a distanza, benefattori, ex-detenuti e parenti di detenuti.

Anche questa volta La Presidente dell’Associazione Padre Carlo Colelli ONLUS  Prof.ssa Cristiana Cassina ha chiamato a raccolta i suoi amici ed essi hanno risposto per intraprendere, tutti insieme, una nuova grande avventura.

"I proventi della cena finanzieranno parte del progetto per la costruzione di cinque case a Recife (Brasile) a fronte di quelle rase al suolo dall’uragano passato sul posto" ci dice la signora Cristiana, poi aggiunge "Ogni tanto, con i miei amici c’incontriamo e trasformiamo il dolore in una incredibile forza costruttrice" - "Non è né la prima, né l’ultima, commenta la Presidente, l’Associazione Padre Carlo Colelli ha raggiunto in questi anni ambiziosi obiettivi tra cui quello di trovare € 60.000.00 per il mantenimento in vita del ‘Centro Educativo Maria Eugenia Velandia’, una scuola aperta e sorretta dalla comunità di Arjona, Columbia, per l’istruzione e il sostentamento di circa 960 bambini".

Il gruppo si augura di poter sempre seguire a lavorare per un mondo più giusto.

Il sito web dell’Associazione Padre Carlo Colelli ONLUS è: www.associazioneaperp.com


I sostenitori dell’Associazione Padre Carlo Colelli ONLUS presso il ristorante dell’Eau Vive a Roma (Italia), il 22 giugno 2007.
 


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