n. 3   luglio - settembre 2006
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Ministero della gioventù

I Volontari del Profeta Elia danno testimonianza di fede

Questa è la storia dei Volontari del Profeta Elia, un gruppo fondato nella chiesa Carmelitana a Cracovia, Polonia. Abbiamo chiesto a tre membri del gruppo di raccontare la loro storia e quella del gruppo. Ogni storia è un po’ diversa e tuttavia ognuno parla della stessa esperienza fondamentale della scoperta di qualcosa su se stesso e gli altri nell’esperienza, stando radicati nell’ideale Carmelitano e nella sua spiritualità.

Tutto è cominciato la mattina di Pasqua 2005. Stando seduti con la famiglia intorno al tavolo, guardavamo il programma dal Vaticano e stavamo aspettando la tradizionale benedizione Urbi et Orbi del papa. Sullo schermo televisivo c’era il Papa, così malato da non poter neppure dire una parola e da riuscire soltanto a sollevare la mano in un gesto di benedizione. È stato lì che abbiamo capito che il nostro Papa aveva cominciato il suo ultimo viaggio. Passati alcuni giorni, ci siamo trovati insieme in una folla a Cracovia, questa volta piangendo e pregando per il nostro Papa che era morto. Allora ho capito la grande lezione che ci aveva insegnato alla fine. Ho capito che nel mondo d’oggi i vecchi e i malati non rappresentano nulla di valore. Quante volte abbiamo noi stessi, come cattolici, discusso sull’opportunità che quest’ uomo anziano e ammalato si dimettesse da capo della chiesa. L’anzianità nella mentalità di oggi non è rispettata anche se a volte induce la gente ad avere pietà per la persona.

Allora ho deciso di dedicare un po’ del mio tempo alle persone anziane e ammalate. I miei amici mi avevano parlato dei Volontari Carmelitani del Profeta Elia, fondati dal prete carmelitano Stanislaw Wysocki. Ho preso un appuntamento per vedere Fr. Stanislaw ed immediatamente ho cominciato il corso di formazione.

Una volta alla settimana vado all’ospedale ad aiutare chiunque ha bisogno di assistenza, do da mangiare ai disabili, parlo con loro o gli sto semplicemente accanto. Grata per questo lavoro nel gruppo volontario, ho scoperto un altro aspetto della vita: la vecchiaia e la solitudine che noi giovani ignoriamo troppo spesso. La nostra presenza vicino a queste persone le aiuta a vivere con una certa dignità la loro malattia, la loro solitudine ed il loro lento declino.

Invito tutti i giovani a provare a vivere, almeno in un qualche occasione, questo tipo di esperienza.

Aleksandra Gulka


Il gruppo "Volontari del profeta Elia" è sorto quattro anni fa nel convento dei Carmelitani a Cracovia, Polonia. A fondarlo è stato Fr. Stanislaw Wysocki che, operando in ospedale come cappellano, ha cominciato ad invitare i giovani a far visita ai malati spesso là abbandonati. Così ha cominciato con due persone ed oggi contiamo quasi 100 giovani che dedicano un po’ del loro tempo ai bisognosi. All’inizio, frequentavamo soltanto un ospedale dove facevamo visita ai malati che non avevano mai visitatori. Poi abbiamo cominciato a cercare vestiti per i senzatetto ricoverati in ospedale, a organizzare per loro qualche diversivo durante le feste, come concerti, mostre e molti altri piccoli aiuti per passare il tempo.

Oggi siamo vari gruppi che lavorano in due ospedali ed in due orfanotrofi e inoltre alcuni visitano gli emarginati nelle loro case. Il patrono del nostro gruppo è il Profeta Elia che ispira il nostro sevizio e poiché egli è venerato nelle grandi fedi di Giudaismo, Islam e Cristianesimo, per noi simboleggia il fatto che persone di altre religioni possono far parte del nostro gruppo. Quello che conta è soltanto che la persona sia disposta ad aiutare il prossimo.

Prima di cominciare il nostro servizio, partecipiamo ai corsi di formazione che ci preparano un po’ a ciò che ci aspetta nel lavoro. Alla fine di ogni corso i nuovi volontari ricevono un altro importante aiuto: tutti ricevono l’imposizione dello Scapolare di Maria che richiama due verità: la prima è che siamo tutti sotto la sua protezione e la seconda è che nelle nostre vite dobbiamo testimoniare che siamo suoi figli, non soltanto con la preghiera ma, soprattutto, con le opere.

Ad imitazione del profeta Elia, ognuno offre quello che lui o lei può. Tantissimi di noi frequentano l’università ma non ci preoccupiamo per l’età. Ciò che è importante e ci interessa noi siamo che la persona apra il suo cuore al prossimo.

Marcin Kowalczyk


Due anni fa, ho saputo dei Volontari del Profeta Elia. All’inizio ero un po’ timorosa di unirmi a questo gruppo di giovani perché mi sembravano compatti, come una vera famiglia. Ma immediatamente sono stato accettata ed ora mi sento una di loro. Come mio luogo di volontariato, ho scelto un ospedale per anziani perché fin da bambina ho sempre desiderato aiutare le persone ammalate. Ma in ospedale, la sofferenza e la morte non erano qualcosa di cui potessi occuparmi facilmente e all’occasione ero pronta a tirarmi indietro. Allora poco a poco, familiarizzando con gli altri membri del gruppo, anche gli italiani con il loro direttore, Fr. Carmelo, ho cominciato a sentirmi parte di una grande famiglia e ho continuato il mio percorso. Oggi sono fiera di essere uno dei Volontari. Il nostro direttore, Fr. Stanislaw Wysocky, gli altri volontari, e gli ammalati sono diventati parte di me. Sono parte della mia famiglia.

La malattia e la sofferenza di cui ci occupiamo mi hanno reso consapevole del valore che io sono e voglio essere. Oggi capisco le parole di Gesù: "dare la vita per i propri amici" si realizza in qualche modo quando dedico un po’ del mio tempo al mio prossimo. Ogni giorno imparo qualcosa ed ogni giorno mi rendo conto che non è facile essere un buona volontaria, una figlia di Elia. Allora mi tornano sempre in mente le parole di Fr. Stanislaw "Non dimenticate che l’altra persona è per voi un libro dal quale potete imparare". Molto importanti e di grande aiuto sono i corsi di formazione ed i vari congressi organizzati da Fr. Stanislaw. Grazie a queste riunioni sono consapevole che c’è sempre da arricchire l’esperienza e sempre qualche cosa di nuovo da imparare. Vorrei tanto poter dire, come il nostro patrono il Profeta Elia, "Zelo zelatus sum..."

Katarzyna Szuba


 

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