n. 3   luglio - settembre 2006
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Per Conoscere la Riforma Turonense del Carmelo

Dopo la riforma del Carmelo ad opera di S. Teresa in Spagna, ne è sorta in Francia, nel XVII secolo, un’altra altrettanto importante che è passata alla storia con il nome di Riforma Turonense. Malgrado la pubblicazione di alcuni notevoli studi sull’argomento scritti nel passato, si pensi a quelli della Bouchereaux e dei PP. Janssen e Healy, quest’ultimo ristampato di recente, questa riforma rimane ai più sconosciuta. Eppure si deve sapere che il suo influsso sull’Ordine è stato talmente decisivo che la sua spiritualità e i suoi usi sono entrati a pieno nelle Costituzioni carmelitane del 1904 e del 1930 e nei manuali di formazione dei giovani frati, come quello di P. Giovanni Brenninger, utilizzati fino al Concilio Vaticano II.

Per rispolverare questo patrimonio storico e spirituale dell’Ordine, la Commissione internazionale di formazione permanente ha organizzato un corso, aperto a tutta la Famiglia del Carmelo, che si è svolto a Roma, presso la Domus Carmelitana, dal 23 gennaio al 5 febbraio 2006. Vi ha preso parte un gruppo di frati, di monache e di suore provenienti dall’Europa, dall’America settentrionale e latina e dall’Africa. Il programma ha previsto un’introduzione storica generale e la trattazione di alcune tematiche centrali della Riforma, come la vita mistica, i vari metodi di preghiera e la dimensione mariana, attraverso la lettura e il commento di testi tratti dagli scritti degli autori turonensi.

Le origini della riforma, ha spiegato P. Emanuele Boaga, storico dell’Ordine, risalgono a un gruppo di carmelitani francesi con a capo Behourt, Thibault e poi Charpentier che chiesero ed ottennero dal Priore Generale del tempo di iniziare uno stile di vita "osservante" che ebbe il suo centro di sviluppo nel convento di Rennes. Qui, nel 1608, la comunità rinnovò i suoi voti secondo la nuova riforma.

P. Romero de Lima Gouvea, della delegazione generale della Francia, e Sanny Bruijns, carmelitana olandese, hanno tracciato la fisionomia degli esponenti più conosciuti della riforma. P. Romero è uno studioso della mistica di Giovanni di San Sansone, del quale ha messo in evidenza il metodo della preghiera aspirativa, mentre Sanny ha approfondito la dottrina mariana della terziaria Maria Petyt e del suo padre spirituale, Michele di S. Agostino, autore della celebre Vita mariaforme che ha avuto un grande influsso sulla spiritualità di Luigi Grignon de Monfort.

Altri autori turonensi restano ancora nell’ombra, come Marco della Natività, Mauro del Bambin Gesù o Domenico di S. Alberto, per citarne alcuni: di tutti loro P. Michael Plattig, direttore del Centro di Spiritualità di Münster, in Germania, ha sintetizzato il contributo che hanno dato al Carmelo soprattutto con l’insegnamento sulla preghiera e i suoi vari metodi.

L’importanza della riforma di Touraine sta nel fatto – ha sostenuto P. Boaga – che, proprio nel momento in cui si estingueva alla fine dell’800 a causa delle soppressioni, il suo spirito è sopravvissuto entrando nei testi legislativi dell’Ordine e, in tal modo, a differenza delle riforme precedenti, è riuscita in maniera originale a "riformare" tutto il Carmelo.


Romero de Gouvea di Lima, membro della Delegazione Francese studente a Roma, fa un intervento. Era uno dei molti esperti partecipanti al corso di formazione permanente sulla Riforma di Touraine.

Partecipanti nel corso in visita a San Pietro in Vaticano.




La Ristrutturazione del Santuario Permette che l’Altare Storico venga Apprezzato - La chiesa Carmelitana di Santa Maria in Traspontina, situata sulla strada che conduce in Piazza San Pietro del Vaticano ha subito recentemente una certa ristrutturazione dell’ altare e dell’ ambone. La nuova disposizione, come si vede sopra, permette una visuale molto più libera dell’altare principale che fu progettato da Carlo Fontana e una disposizione molto più ampia per i ministri dell’ eucaristia e per altri servizi religiosi. La cappella dedicata a s. Alberto di Sicilia, opera di Antonio Pomarancio, è stata recentemente restaurata. (Foto cortesemente offerta da Mariusz Placek, O. Carm.)

Lucio Zappatore, O. Carm., Compone la Nuova Canzone

A motivo della tradizione dell’Ordine di creare musica che rifletta le sue peculiari spiritualità e pietà, Fr. Lucio Zappatore, membro della Provincia Italiana, ha composto una canzone per commemorare il 150° Anniversario della Madonna del Carmine a Bagnara Calabra (1856-2006). Intitolato Gloria del Libano, il testo è basato sul passaggio di Isaia 35, 2 che è una delle più antiche antifone Carmelitane. Le strofe riprendono tre temi cari alla spiritualità carmelitana e che si ritrovano tutti nella lettera che il  Servo di Dio, il Papa Giovanni Paolo II, indirizzò alla famiglia carmelitana il 25 marzo 2001.

La prima strofa è il gesto di Maria che ci dona lo Scapolare è la continuazione del gesto di amore che Ella ebbe, come madre amorosa, nell’avvolgere in fasce Gesù. Nella seconda strofa ai piedi della Croce, Maria diventa Madre universale di tutti gli uomini. La terza strofa reconta la salita al Monte, che è Gesù, guidati da Maria, è il tema della colletta della Messa del Carmine, e richiama una delle caratteristiche della spiritualità carmelitana. 


Musica: http://www.mariareginamundi.191.it/gloria del libano.htm
Sito web de la parocchia: http://www.mariareginamundi.191.it/


Pennellate di Colore, Pezzetti di Vetro, e una Nuova Creazione

Un gruppo di lavoro sul tema "Le Arti: Immaginare ed Esprimere un Canto Nuovo" è stato costituito durante il Congresso Internazionale sulla Vita Consacrata a Roma. Molte persone si sono fermate nel piccolo laboratorio per dirci che sarebbe veramente loro piaciuto far parte del nostro gruppo di lavoro, ma che c’erano "cose più importanti." Era evidente che qualcuno considera le arti un’attività da svolgersi dopo la conclusione del vero ministero. Ci è stato chiaro che una delle sfide per il futuro sono le arti come ministero, come servizio critico e collaborativo con altri impegni come la pacificazione, l’inculturazione ed infine l’edificazione della Comunità.

Eravamo una piccola voce al Congresso. Eravamo la piccola voce che richiamava i canti da cantare, la liturgia da offrire con la grazia e bellezza, le pitture, le trame, le sculture e le vetrate da creare e il nuovo linguaggio che deve essere forgiato per il futuro della vita consacrata nella nostra Chiesa e del suo nel nostro mondo.

Nelle sue molte e diverse forme, la vita consacrata è fondamentalmente impegno nella ricerca di Dio. La bellezza è una rivelazione di Dio. L’essenza di Dio si incontra all’interno dell’armonia e della semplicità della bellezza. Nel nostro mondo sfregiato dalla violenza, dall’abuso e dall’emarginazione, la bellezza e l’arte sono icone di speranza per tutti. La "crisi della bellezza" nel nostro mondo richiede un nuovo linguaggio e una rivalutazione degli artisti che possono parlare, immaginare, ed immaginano una nuova visione del mondo. I nostri artisti valutano più profondamente le culture e possono essere i principali inculturatori del Vangelo in quelle diverse dalla propria.

È essenziale coltivare le arti nelle comunità di vita consacrata e avere riguardo per i talenti artistici dei nostri membri. La cultura delle arti e degli artisti è un antidoto alla violenza e alla malvagità nei nostri ambienti ed è parte integrante dell’opera di giustizia. Sono i nostri artisti che vedranno e annunceranno il nuovo ed il profetico. Quando gli argomenti vengono a mancare, a volte l’apprezzamento reciproco di qualcosa che sia bella, un racconto, l’avvio di una canzone, condurrà oltre l’impasse.

Poiché tante delle nostre culture stimano le persone per ciò che possono produrre o producono, gli artisti sfidano le comunità di vita consacrata rispetto alla mentalità prevalente del rendimento economico. Il bello è creato, non prodotto; il bello prende tempo per immaginare pacatamente e comprendere creativamente. Il tempo artistico non è un vuoto da riempire di attività ma uno spazio in cui uno aspetta pazientemente la visione e la nuova comprensione.

Gli artisti contribuiscono a generare gli spazi belli nelle Comunità di vita consacrata dove Dio è incontrato. Si tratta di uno dei grandi tesori della tradizione cristiana cattolica: gli spazi della preghiera sono adornati con i segni sacramentali della presenza e dell’ amore di Dio. Gli artisti ci aiutano a celebrare la liturgia e l’anno liturgico con i simboli delle nostre tradizioni viste con nuovi occhi e detti con nuove parole, come Dio si incarna in ogni tempo e in ogni cultura. E gli artisti contribuiscono a raccontare le storie sacre della nostra tradizione al cuore e alle anime di nuovi popoli e nuove colture che ci ascoltano, come noi ascoltiamo loro.

Nel nostro mondo frammentato, consumistico e violento, il dialogo fra la vita consacrata e il mondo deve avvenire con modalità più profonde che con il solo scambio di parole. I nostri artisti danno forma al contributo che la vita consacrata dà alla nuova terra attraverso la musica e la pittura e il vetro e la pietra e le parole. Queste comunicazioni della bellezza faranno nascere gioia e vita in mezzo alla violenza e alla morte. L’arte è fondamentalmente una affermazione pasquale della passione della vita consacrata per Cristo ed esprime l’irrefrenabile desiderio di tradurre la nostra passione per Dio nella passione per tutta l’umanità.

Nella nostra preoccupazione di rendere la vita consacrata un’esperienza possibile per il futuro della nostra Chiesa, possiamo ricordarci sempre di quegli artisti in mezzo a noi che ci aiutano ad immaginare e forgiare il futuro delle nostre comunità e la loro relazione con il mondo.

Adattato da un articolo di
Stephen Glodek, SM
Provinciale, Provincia Marianista degli U.S.A.


La vetrata dedicata a sant’ Alberto di Gerusalemme nella Parrocchia della Croce a Missasauga, Canada.

Madonna e Bambino con Episodi della Vita di sant’ Anna dipinta dal Carmelitano Fr. Filippo Lippi nel 1452.

Illustrazione del re Davide di Marc Chagall.


 

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