n. 1   gennaio - marzo 2007
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Un san Francesco d’Assisi fra noi

Benché porti il nome del grande missionario Francesco Saverio, la sua vita somiglia di più al santo che tanto amava gli animali, Francesco d’Assisi. Francis Xavier Xuan Chinh, uno dei carmelitani vietnamiti, ama la musica (era direttore del suo coro parrocchiale) e suona la chitarra, la batteria e la fisarmonica ("non bene ma per ricreazione") e ama lo sport. Ma ha un debole anche per gli animali – per tutti gli animali.

"Quando ero al ‘Santa Teresa’, la casa carmelitana di pre-noviziato, mi prendevo cura degli uccelli. Ne avevo di quindici tipi diversi. Mi piaceva il loro canto di ogni mattina e del pomeriggio. In particolare, quando rientravo da scuola, dal tutor o dal lavoro, stanco e annoiato, mi bastava guardare agli uccellini, sentirli cantare o vederli volare e subito mi sentivo meglio, più sollevato".

"A quel tempo non avevo ancora appreso la spiritualità carmelitana e quindi non vi trovavo alcun legame con il mio hobby. Ma l’osservazione degli animali mi ricordava il cantico di Daniele "Benedite uccelli tutti dell’aria il Signore, lodatelo ed esaltatelo nei secoli!". Essi mi ricordavano come avrei dovuto vivere.

"Quando, da pre-novizio, mi trovavo nella comunità di sant’Eliseo, negli Stati Uniti, andavo a pescare con i miei fratelli. Se mi capitava di pescare qualche piccolo pesce, lo mettevo subito in un grande acquario e me ne prendevo cura per un anno. Gradualmente ho riconosciuto che, vivendo in questo mondo, dovevo vivere con, per e in mezzo alla natura. Ho compreso che avrei incontrato Dio nel cielo, nella terra, nelle montagne, nei fiumi, negli animali, in tutti i miei simili e negli amici".

"In noviziato, a Middletown, avevo le tartarughe. Quando abbiamo pulito il giardino alla fine di un lungo e freddo inverno, abbiamo trovato in un nido otto uova di tartaruga. Allora ho fatto una nuova casa per loro, ho piantato un po’ di verde e con dei grandi sassi ho allestito un giardino. Sembrava il Lago di Middletown in miniatura. Le ho lasciate lì fino al loro schiudersi. Erano così carine! Mangiavano molto e quindi sono cresciute in fretta. Ero felice di poterle avere in cella durante tutto l’anno di noviziato".

"Ora sono al primo anno di teologia e vivo nel Priorato di Nostra Signora del Monte Carmelo a Ho Chi Minh City. Ho due vasche piene di pesci. Due settimane fa ho avuto la gioia di vedere due nuove famiglie di pesciolini appena nati. Ve ne sono a centinaia. Li chiamiamo i "pesci dai sette colori"; ci auguriamo che crescano bene".

"Ogni volta che do da mangiare ai pesci, mi viene da pensare alla grazia di Dio e alla sua cura verso di me. Sento di dover rendere grazie e di lodare Dio per il mio cammino carmelitano, per la vita e la vocazione. Come gli uccelli, i pesci e tutte le creature della terra e del cielo, anche noi ci riuniamo per benedire il Signore nostro Dio, perché il suo amore è per sempre".


Francis Xavier Nguyen Xuan Chinh, O. Carm., vicino alla sua vasca di pesci.


Il Carmelo raggiunge i confini della Terra

Un uomo di molti talenti – fotografo, pittore, autore e predicatore – il carmelitano Tom Butler della Provincia PCM si è trovato coinvolto nella nascente parrocchia di St. Bernadette di Houston, Texas. Vi ha prestato il suo servizio pastorale per dodici anni, dal 1977 al 1996.

"Una grande maggioranza di parrocchiani lavorava per la NASA", racconta. La NASA è il Programma Spaziale degli Stati Uniti. "È gente cervellotica". Quei parrocchiani che non lavoravano alla NASA erano per lo più impiegati nel settore dell’industria spaziale.

È parso del tutto naturale a un sacerdote creativo quale Butler cominciare ad interessarsi della NASA e lanciarsi nello spazio senza mai lasciare la Madre Terra. A volte era per un coinvolgimento pastorale, a volte solo un semplice hobby.

Nel 1986, quando la navetta spaziale Challenger è esplosa poco dopo il decollo uccidendo tutto l’equipaggio, la parrocchia carmelitana ha risposto. "Dovevamo fare qualcosa perché tutta la città è in qualche modo coinvolta al programma spaziale. Ho convocato in città tutti i ministri, invitandoli alla collaborazione. La stazione radio ha diffuso la notizia e la chiesa si è riempita di gente. Sono arrivate dodici reti televisive. Hanno partecipato parecchi astronauti con le loro famiglie".

Comunque, l’impegno di Tom con il programma spaziale ha conosciuto anche episodi più felici tanto che qualche res carmelitana è andata nello spazio. Molte esperienze ora tappezzano le pareti della stanza ben organizzata di Tom nel convento carmelitano di Tucson, Arizona.

A ragione, uno scapolare marrone è stato il primo oggetto carmelitano a volare nello spazio. G. David Low, specialista in queste missioni, se lo è portato con sé sul STS 32, il Columbia, nel gennaio 1990. Questo scapolare ha fatto 172 orbite della terra, viaggiando per 4.509.972 miglia.

L’astronauta Bob Cabana, un parrocchiano di St. Bernadette, è stato ordinato ministro dell’Eucaristia prima del volo. "Ne era entusiasta e da allora, se un parrocchiano doveva decollare, diventava ministro dell’Eucaristia", ha detto Butler, e, se glielo si chiede, è pronto a mostrare l’astuccio porta-teca decorato con il distintivo di una missione spaziale e che accompagna sempre i ministri dell’eucaristia nello spazio. "È il kit che ho ricevuto il giorno della mia ordinazione".

Altri oggetti che Butler ha inviato nello spazio sono: una piccola bandiera americana, una medaglia particolare della parrocchia St. Bernadette e la patente automobilistica del defunto carmelitano Marius Zadenski. Una patente automobilistica nello spazio? "Beh, la gente della parrocchia gli voleva molto bene, così, alla sua morte, gli astronauti hanno voluto portare lassù qualcosa di suo".

Per questo suo speciale interesse in questioni spaziali, Tom è stato invitato alla cena annuale dell’Agenzia spaziale. Un anno gli è stato chiesto di pronunciare la preghiera iniziale. Durante la preghiera egli ha fatto menzione del "primo uomo sulla luna". Dopo cena, un uomo si è avvicinato a Butler per ringraziarlo di quella preghiera. "Io sono il primo uomo andato sulla luna", ha detto. Tom stava stringendo la mano di Neil Armstrong.

Mi è stato riferito che nel 1968, sull’Apollo 8 – primo veicolo a percorrere l’orbita lunare – l’astronauta Frank Barman ha portato una medaglia con l’immagine di Papa Giovanni XXIII e una reliquia della sua talare. Se la NASA tornerà sulla luna, possiamo essere certi che Tom Butler farà di tutto perché anche qualcosa di carmelitano prenda il volo.


Lo Scapolare Carmelitano che ha attraversato lo spazio sulla navetta statunitense Columbia nel gennaio 1990, con il certificato di autenticità.


Brot Baken – Cuocere il pane

Prima di entrare a far parte della Provincia di Germania Superiore, Bonifatius Dittrich ha lavorato cinque anni come panettiere. Ora, dopo 10 anni trascorsi nell’Ordine, quando fa visita ai genitori, torna a fare il pane alla vecchia maniera, nel forno a legna.

"In breve tempo, abbiamo riscoperto tutti i ‘segreti’ per fare un ottimo pane!", ha detto. I suoi genitori vivono a circa 380 km dal convento carmelitano di Springiersbach, dove Bonifatius abita e presta il suo servizio confezionando le tonache dei carmelitani come sarto provinciale. A motivo della distanza, i giorni dedicati all’impasto del pane sono pochi e sporadici. "Quando un fratello deve recarsi a qualche riunione presso la casa provinciale di Bamberg, ne approfitto e lo accompagno. E mentre si svolge l’incontro, io e i miei genitori facciamo il pane per la comunità".

Qual è la qualità di pane che preferisce? "Veramente, non ho preferenze. Per me la cosa importante è che non vi siano conservanti o altri additivi. Dev’essere secondo natura. Intendo un pane fatto con lievito naturale, acqua, farina e sale".

C’è anche un aspetto spirituale nell’hobby di Bonifatius. "Fare e mangiare del pane è qualcosa di fondamentale alla natura umana. Penso al profeta Elia sotto il ginepro. Si accorge che lì accanto a lui c’è del pane, cotto su pietre roventi. I carboni ardenti, il fuoco, il calore e il pane sono tutti segni di Dio, dell’amore e della vita. Sono bisogni primari dell’umanità".

"Martin Lutero diceva ‘Dio non è un’autorità inquietante, ma un forno ardente straripante d’amore!’ Mi piace questa immagine di un forno che avvampa di fiamme d’amore. Se avete mai visto un forno in funzione, l’immagine rende immediatamente. ‘Con il sudore del tuo volto mangerai il tuo pane’ (Gen 3,19). Fare il pane è un lavoro che fa sudare (e non solo a motivo dei tizzoni incandescenti). Eppure, è divertente".

Qualche progetto in vista per questa attività? "Spero di costruire un forno vicino al convento, ma sarà costoso. Comunque la comunità è stata invitata a offrire i nostri ‘prodotti’ in un mercato del quartiere. Per ora, però, i solo prodotti che abbiamo da vendere sono dei libri. La vendita di pane potrebbe essere un modo per far conoscere meglio i frati dell’Ordine. Troppa gente conosce solo la presenza femminile del Carmelo!".


Bonifatius Dittrich, O. Carm. della Provincia di Germania Superiore scopre il lato spirituale nell’arte del panettiere.


Abbondanza di hobby nella Provincia Indonesiana

P. Piet Vollering ama giocare a scacchi sin da quando era studente a Merkelbeek, in Olanda. Ancora oggi, a 88 anni, gioca volentieri. I carmelitani olandesi erano soliti tenere campionati di scacchi. Nel seminario minore di Lawang, Indonesia, i carmelitani olandesi giocano a scacchi tutte le sere. Questo hobby si è fatto sempre più invitante.

Ciò che attrae fr. Vollering al gioco degli scacchi è la sfida al ragionamento calmo e attento. Ora che non è più attivo, gioca a scacchi tutti i giorni dalle 10,00 alle 11,30 con fr. John Sadiman.

All’età di 72 anni, John Sadiman coltiva ancora la passione non solo degli scacchi ma anche dei rosari. Ha imparato a confezionarli quando era novizio a Batu, Malang, Indonesia. Fare un rosario, secondo fr John, stimola la pazienza, la perseveranza, il silenzio. È anche espressione della propria devozione a Maria, il che si accorda molto bene con la vocazione carmelitana.

Ora che ha più tempo a disposizione, fr. John confeziona rosari per due ore ogni mattina. Poi, dopo una passeggiata con fr. Vollering, i due carmelitani si siedono a giocare a scacchi.

Fr. Albert Priyahutama ha 66 anni e cura un allevamento di galline e volatili. Ha preso questo hobby mentre era procuratore del monastero carmelitano di Batu. Naturalmente era un hobby strettamente associato al suo lavoro. Ma la sua passione per gli animali è fiorita soprattutto a Flores, in Indonesia, dal 1995 al 2004. Lì ha avuto maiali, capre e galline. Molta gente veniva da lui a comprare gli animali e così l’hobby è diventato un’attività commerciale.

Fr. Albert riconosce che l’allevamento di animali ha un effetto positivo su di lui. Gli insegna ad essere più paziente e diligente verso se stesso e verso gli altri. Nel prendersi cura di quelle creature ha sperimentato la pace del cuore e assaporato la contemplazione.

Purtroppo si è dovuto macellare le galline di fr. Albert al diffondersi di un pericoloso tipo di influenza del pollame trasmissibile agli uomini.


Fr. Albert Priyahutama ha 66 anni e cura un allevamento di galline e volatili. Ha preso questo hobby mentre era procuratore del monastero carmelitano di Batu. Purtroppo si è dovuto macellare le galline di fr. Albert al diffondersi di un pericoloso tipo di influenza del pollame trasmissibile agli uomini.

Fr. Piet Vollering, 88 anni, and Fr. John Sadiman, 72, sono diventati amici per la pelle. Ogni mattina si concedono una passeggiatina e una partita a scacchi, sebbene ognuno abbia hobby diversi.


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