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CITOC n. 2 aprile - giugno 2003 Dieci approcci alla missione di giustizia e pace nell'ordine carmelitano: un prospetto di ideali Parte I Giustizia e Dio I Carmelitani nutrono un profondo senso di giustizia, sia interno che esterno. Esse comprendono che la giustizia ha diversi significati: è una virtù divina; è l’urgente e necessaria espressione dell’amore per i bisogni attuali, è l’esistenza delle giuste relazioni. Giustizia e il Povero I Carmelitani amano il povero, la povertà materiale, quelli che sono difficili da amare come gli immigrati o il cui comportamento è visto come antisociale, quelli la cui esistenza disturba. Esse riconoscono anche i nuovi volti della povertà e si impegnano nella solidarietà con i poveri. Giustizia e il Nostro Carisma I Carmelitani sono orgogliosi del loro carisma ed entusiasti della tradizione spirituale. E a ragione perché tradizionalmente i Carmelitani hanno imparato a vedere con gli occhi di Dio e ad amare con il suo cuore. Sono persone profondamente e costantemente in preghiera, generosi e aperti a instaurate buone relazioni con altri sia all’interno che all’esterno della comunità. Scelgono di difendere l’immagine di Dio da tutte le manipolazioni della fede da parte di persone interessate e di tenere alta la dignità di ogni essere umano, perché ognuno è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio. La Giustizia tra le Persone I Carmelitani sono noie per la loro ospitalità che si estende a tutti ma specialmente a coloro che ne hanno bisogno. Inclusive nella loro attitudine e linguaggio e affezionati alla cultura, sono grati a coloro che vedono diversi da loro. Giustizia e Autorità I superiori dell’Ordine sono profondamente convinti del nostro impegno sulla giustizia e verso i poveri e lo esprimono attraverso le loro decisioni e la preghiera. Così ogni membro dell’Ordine viene a conoscenza del Carisma e della tradizione che alcune parti dell’Ordine vivono al momento. Mícèal O’Neill, O. Carm. La seconda parte del restante "approcci di Pace e Giustizia nell’Ordine Carmelitano" seguirà nel prossimo bollettino di Tito Brandsma, nell’uscita di ottobre-dicembre 2003 di CITOC. Messaggio dal Centro degli Studi Biblici (CEBI): Contro la guerra in Iraq
Noi, riuniti nel 57 Consiglio Nazionale, dal 26 al 28 Marzo 2003, in São Leopoldo/RS, dichiariamo: "Felici sono coloro che lavorano per la pace; Dio li chiamerà a loro come suoi figli!" (Mt 5,9). Quanti fanno la guerra distruggono la pace e non possono agire nel nome di Dio. Muovere guerra "preventiva" per costruire la pace è la stessa cosa che usare il sole per bagnare e la pioggia per asciugare. Usare il nome del Signore per legittimare la violenza e la morte è idolatria della peggior specie nei confronti di quel Dio che Gesù ci ha rivelato come Padre e Madre che costruisce nuove relazioni fraterne. Il suo scopo finale è la pace, frutto della giustizia (Is 32,17) Quando riprendiamo il nostro impegno per la vita, noi rifiutiamo e portiamo alla luce questa assurda, guerra satanica e chiamiamo tutti a costruire nuove relazioni che ci guideranno alla pace. La pace non è quella che il mondo ci dà, ma quella di Cristo (Gv 14,27). Cristo è la nostra pace. Egli ha distrutto il muro delle divisione (Ef 2,14) São Leopoldo/RS, 28 marzo 2003
Si evince dalla parola di Gesù che già nei tempi biblici l’acqua era un bene che in qualche modo si poteva privatizzare al punto che Gesù aveva identificato il gesto di offrire da bere con un’opera di salvezza, un’azione di giustizia. Fin dai primordi della storia umana si riconosce la necessità dell’acqua e nascono tanti conflitti per quanto riguarda il suo uso e la condivisione. Una storia interminabile emerge attualmente da alcune statistiche che parlano del 40% della popolazione mondiale privata dell’accesso all’acqua in quantità sufficiente per vivere; la percentuale aumenta se si parla d’acqua potabile. In quest’anno dedicato all’acqua la questione della proprietà dell’acqua è posta in rilievo come scandalo umano, pre-religioso. Pensando all’acqua come risorsa naturale limitata, si valuta come bene di possibile mercificazione; un valore così fondamentale per la vita come l’acqua diventa un valore di mercato! È una sfida etica quella che si leva da una affermazione come questa: bisogna far sì che l’acqua sia riconosciuta come un bene comune dell’umanità cui tutti hanno diritto senza discriminazione alcuna, "senza se e senza ma". E di più! Se si pensa che l’acqua è elemento indispensabile nel sistema ecologico del pianeta oltre che necessità umana, aumenta la nostra responsabilità come agenti di JPIC. Negli ultimi Summit internazionali si è molto discusso: l’accesso all’acqua è un problema che diventa sempre più drammatico, non solo per cause naturali, ma per la progressiva privatizzazione, sia di trattamento sia di distribuzione. Sta di fatto che in molti paesi le risorse d’acqua sono deviate per grandi corporazioni private attraverso canali o altro privilegiando settori industriali, agricoltura di esportazione, turismo, ecc. anziché l’utilizzo necessario delle popolazioni locali. È normale che si levi un’indignazione etica da questa amara constatazione: la vita è considerata nulla per ragioni di mercato o di turismo. Parliamo qui di vita! Vita umana! Vita dei poveri! Vita della natura sconvolta da interferenze ambientali. Possiamo riconoscere all’etica un compito trasformante. Infatti da una prima indignazione può nascere l’esigenza del trovare a tutti i costi una soluzione. All’indignazione seguirà comunque una discussione e riorganizzazione dei valori etici in gioco fino a trovare un consenso etico che favorisca la salvaguardia o la conquista di un bene etico. Nel caso dell’acqua, l’indignazione dinanzi agli abusi e alle esclusioni dall’utilizzo dell’acqua e della sua preservazione esige una soluzione che difenda la vita intesa in chiave umana ed ecologica. In questo momento critico spetta ai cristiani e alle persone di buona volontà il ruolo importantissimo di offrire un contributo prettamente umano. Vediamo alcuni punti di riflessione per la riflessione etica riguardo al tema "ACQUA": 1) il vero problema è la scarsità dell’acqua nel pianeta o la degradazione delle riserve idriche? 2) le decisioni che riguardano l’acqua, come bene comune essenziale, esigono la partecipazione della popolazione 3) i problemi sanitari di purificazione e distribuzione dell’acqua per il futuro rappresentano una sfida politica piuttosto che una sfida scientifica; perciò devono essere regolati dalla giustizia e dal diritto pubblico 4) è insostituibile il dialogo che coinvolga tutti i settori della comunità locale per garantire la trasparenza e la verità dell’informazione in vista della preservazione dei valori umani e culturali di una regione 5) un atteggiamento etico nel riguardo del tema dell’acqua è garanzia di un presente e di un futuro vitale del nostro pianeta blu.
Antonio Silvio da Costa Junior O.Carm Links carmelitani: Informazione circa le pubblicazioni di giustizia e pace nel mondo Sito Web OGN carmelitano
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